Alimentazione e mal di schiena

Alimentazione e mal di schiena

19 Feb 2020 | Approfondimenti | 0 commenti

Il mal di schiena molte volte viene diagnosticato come aspecifico, cioè provocato da cause
che indirettamente coinvolgono la struttura della colonna provocando contratture muscolari
e sofferenza. Numerosi studi hanno dimostrato che anche le disfunzioni dell’apparato
digerente possono essere la causa di un dolore che viene riferito alla schiena; ecco che
allora l’alimentazione corretta ricca di sostanze antiossidanti è anch’essa un importante
fattore di prevenzione per combattere l’infiammazione e il mal di schiena.
Tutta la struttura dell’intestino, dal tenue al colon, è in intimo contatto con la colonna
vertebrale e con i suoi muscoli, questo è uno dei motivi per cui l’irritazione
cronica dell’intestino può avere un effetto negativo sui muscoli della schiena, rendendoli
maggiormente contratti. Il muscolo che viene coinvolto per primo in questa situazione è
quasi sempre lo psoas, che è uno di quelli più a contatto con l’intestino. Inoltre, non
bisogna dimenticarsi che gli organi sono ancorati direttamente o indirettamente alla
colonna vertebrale mediante il tessuto connettivo (legamenti e fasce) e, quando questo si
muove insieme alla colonna vertebrale, i visceri lo seguono, permettendo i corretti
movimenti. È quindi normale e facile da capire che quando l’organo è infiammato o in
disfunzione ne risente la sua struttura connettivale che lo inserisce allo scheletro,
impedendo un corretto movimento della colonna vertebrale.
Anche in situazioni come l’artrosi, abbiamo un elevato stress ossidativo per azione diretta
dei radicali liberi, molecole altamente instabili in grado di danneggiare tutte le
strutture con cui entrano in contatto. Quando i radicali liberi sono in eccesso si verificherà
che le articolazioni non vengono irrorate adeguatamente dal sangue, con
conseguente scarso ricambio e quindi legamenti gonfi, che portano a edema per
richiamo dei globuli bianchi e aumento dello stress ossidativo, causando dolore articolare
e nevralgie. Il sovrappeso aggrava questo quadro, perché le vitamine liposolubili, tipo la
vitamina E, D o il betacarotene, sono intrappolate e non possono agire come antiossidanti.
Le articolazioni sono i punti di “raccolta” dove il nostro organismo accumula non solo
radicali liberi, ma anche acido urico. Le situazioni di vita che portano l’organismo in
acidosi sono diverse; stress da vita frenetica, pensieri negativi, alimentazione con
prevalenza di sostanze acidificanti, ritmi di sonno irregolare, tensioni emotive ecc.
Quando viene costantemente prodotto un eccesso di sostanze acide, queste si
accumulano portando al nascere di disturbi legati all’acidosi come ad esempio:
stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità, mal di testa, crampi muscolari, dolori
articolari, infiammazioni frequenti, cellulite, osteoporosi, artrosi, artriti ecc.
Per ridurre l’acidosi è essenziale seguire uno stile di vita basato su una sana
alimentazione di tipo alcalino oltre che su altre abitudini di vita che possiamo definire
“alcalinizzanti” tipo: un sonno regolare, il movimento giornaliero, la meditazione, il pensiero
positivo ecc. Esistono ampie evidenze nella letteratura scientifica che dimostrano come
la dieta giochi un ruolo importante nella gestione dell’equilibrio acido-base. Ogni
alimento, infatti, in base alla propria composizione può fornire all’organismo un carico
acido (cibo acidificante) oppure sostanze in grado di neutralizzare le scorie acide (cibo
alcalinizzante). Bisognerebbe organizzare la propria alimentazione in modo tale che
gli alimenti alcalinizzanti rappresentino circa il 75-80% del consumo giornaliero.
L’alimentazione che aiuta a ridurre l’infiammazione detta circadiana (rispetta i ritmi
fisiologici dell’organismo) è anti-infiammatoria, avendo un rapporto bilanciato tra alimenti
che tendono ad alimentare l’infiammazione e quelli che invece tendono a ridurla.
L’importanza di avere una buona flora microbica intestinale
Si è scoperto che la grande quantità di batteri che popola il nostro intestino è responsabile
di una serie di funzioni indispensabili alla nostra sopravvivenza; inoltre, la produzione di
alcune sostanze chimiche può avvenire soltanto in presenza di una flora microbica in
buona salute. In presenza di problemi intestinali, e quindi di verosimile flora microbica non
in buona salute, abbiamo una maggiore possibilità di avere dolore ed infiammazione
intestinale, che come abbiamo visto possono propagarsi alla colonna vertebrale.
Sono da ridurre: le carni, le uova, i cibi conservati e zuccherati, ma anche le farine
bianche, i lieviti, il grano, il latte e i suoi derivati. Questi alimenti, infatti, nutrono la flora
batterica detta “opportunistica” che nell’intestino dovrebbe sempre essere in misura
minore rispetto a quella detta “benevola”, per questo motivo gli alimenti appena elencati
sono tra i principali allergeni e le intolleranze alimentari rientrano tra le cause dei fenomeni
infiammatori.
Sono alimenti consigliati: frutta e verdura fresca anche sotto forma di estratti o
centrifugati. Nei pasti giornalieri possiamo aggiungere un 20% di cibi di origine animale
(carne, pesce, crostacei, uova), ma anche frumento e cereali (sono cereali molto
alcalinizzanti la quinoa, il miglio e l’amaranto). In pratica, per ogni alimento acidificante
se ne dovrebbero aggiungere quattro di tipo alcalinizzante
Concludendo
Un accumulo di materiali calcarei e cristallini di acido urico (presente soprattutto
nelle carni) ed una acidificazione progressiva dei tessuti delle cartilagini derivante
dal consumo eccessivo di latticini, farine bianche e di zuccheri può generare una
condizione di infiammazione intestinale in primis e, conseguentemente,
deterioramento delle articolazioni.
Ora avete un motivo in più per evitare gli alimenti che infiammano il nostro
apparato digerente come latticini, glutine, zuccheri semplici, affettati e carni
rosse.
Isabella Barovero

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